LA FONTE MERAVIGLIOSA, HOWARD ROARK EROE-OLTREUOMO

La Fonte Meravigliosa. -Autore: Ayn Rand -Editore: Corbaccio -Pagine: 683 -Prezzo di copertina: € 24.00 -Anno di pubblicazione: 1943
La Fonte Meravigliosa.
-Autore: Ayn Rand
-Editore: Corbaccio
-Pagine: 683
-Prezzo di copertina: € 24.00
-Anno di pubblicazione: 1943

Howard Roark spiegò perché un edificio che abbia del carattere e una dignità – come un essere umano pensante – debba avere una sola unità e una sola fede e un aspetto omogeneo, coerente. Spiegò che cosa costituisce la fonte della vita: l’idea che esiste, la personalità che vive non solo in ogni creatura umana, ma anche in ogni cosa inanimata della terra… e affermò che se qualcosa tradisce quella fonte, quella personalità o quell’idea le cose o le creature che le danno vita debbano morire. Disse che quello che c’è di buono, di alto, di nobile sulla terra è solo ciò che mantiene la propria integrità.”

Eroe-Oltreuomo.
Howard Roark, architetto di genio, viene espulso dall’Istituto della Tecnologia di Stanton; non gliene importa poi molto. La lunga lotta per l’affermazione del suo ideale è appena cominciata. In un mondo costituito da individui non pensanti, primo tra tutti Peter Keating, suo vecchio compagno di corso e architetto di scarso talento, Roark innesca uno sconto tra sé stesso, e la sua visione artistica di stampo modernista, e una società che, ristagna in tendenze architettoniche del passato ormai prive di funzionalità – pensiero che non può non ricordare quello dell’avanguardia futurista.
Incorruttibile, non-manovrabile, sempre fedele a sé stesso e al proprio ideale, Howard Roark è ostacolato duramente da una collettività standardizzata e standardizzante di cui Ellsworth Tookey, suo antagonista – giornalista, scrittore e dichiarato “uniformatore di gusti, giudizi, pensieri” – si fa portavoce, rappresentando un’etica altruista e massificata in cui Ayn Rand vedeva l’incarnazione di ogni male, poiché repressiva delle velleità individuali.
Roark viene osteggiato, i suoi progetti costantemente rifiutati, ché mai si sottomette alle regole che gli sono imposte: creare edifici privi d’identità. Fa la fame, mentre la banalità di Keating, in cui non v’è idea, ragione né talento, trionfa.
Howard Roark, allora, si allontana momentaneamente dal suo ambiente lavorativo, arrivando a fare il muratore in una cava di granito dove incontrerà Dominique Francon – personaggio femminile potenzialmente grandioso: dura, cinica, ironica, contorta – che, riconoscendo in lui l’ultimo baluardo di un’umanità forte, pensante e senza timore, farà di tutto per contrastarlo, pensando che un mondo tanto mediocre mai potrà comprenderne l’operato.
Howard Roark ha costruito un tempio dedicato allo spirito umano. Egli ha visto l’uomo forte, saggio, generoso, puro, eroico… e senza timore. E ha costruito un tempio per l’uomo come lo vedeva lui. (…) Io condanno Howard Roark. Un edificio, dicono, deve far parte del luogo sul quale sorge. Su quale mondo Roark costruì il suo tempio? Per quali uomini?”
Ma egli, l’eroe implacabile, l’Oltreuomo che reclama il suo diritto di imporsi affermando i propri ideali, non demorde e nella guerra serrata che ingaggia contro la collettività, battaglia tra eroe-singolo dotato di ragione contrapposto alla stolida pluralità – in perfetta rappresentazione dell’ideologia egoistica della Rand – la fiamma ardente del pensiero, del genio, non potrà essere soppressa.

La virtù dell’individualismo.
La Fonte Meravigliosa” è un’opera dalla spropositata grandezza che celebra un tipo d’essere umano ormai, purtroppo, desueto – libero dalle catene della morale comune, ingegnoso, ardito e guidato dalla ragione – scritta con uno stile disinvolto, elegante, ricco e dotata di viva forza persuasiva. Riesce a esprimere con chiarezza ed efficacia la controversa ideologia individualista – che io non posso non abbracciare – di una donna che fu grande filosofa e autrice.
Non si tratta di scegliere tra il sacrificio di sé e il dominio sugli altri, ma tra indipendenza e dipendenza (…) L’egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia.”
Ayn Rand dispone abilmente le pedine sulla scacchiera, in modo, però, inusuale: re e regina contro l’esercito avversario nella sua interezza, singolo contrapposto a collettivo.
È una lotta consueta, quella riproposta nel romanzo: l’inevitabile scontrarsi del genio con una società, intesa nella sua concezione più negativa, spersonalizzante, livellatrice di conoscenze; tematica estremamente attuale, dato il generale standardizzarsi culturale a cui assistiamo quotidianamente.
Ottimamente caratterizzato il personaggio di Howard Roark, eroe randiano e uomo libero d’ogni restrizione data dalla pluralità, rappresentato e mosso unicamente dalla consapevolezza della propria identità-ideologia e dalla ragione – si può parlare di rivisitazione illuminista?
Un eroe alla Odisseo, geniale e implacabile, che rifiuta di soggiacere alle regole della società ed esserne ingranaggio, entrando in conflitto con essa; ciò che ho sempre amato di questo magnifico personaggio è il suo raffigurare un archetipo di uomo “multiforme d’ingegno” che stia in piedi da solo, affermandosi rispetto agli altri grazie a una volontà ferrea, ma sempre e soltanto secondo giustizia – con la unica forza del proprio intelletto.
Riconosco che a causa del suo essere tanto inflessibile – mai dubbi, mai incertezze che ne turbino l’incedere – il lettore possa non sviluppare empatia nei suoi confronti, ma in un panorama letterario dominato da personaggi che appassionano per la potenza del loro sentire, è raro imbattersi in qualcosa di tanto stentoreo.
I personaggi della Rand sono funzionali all’espressione di un concetto, da qui l’apparente “freddezza” di Howard Roark, e raramente in letteratura sagome nate con tale scopo vengono delineate in modo tanto vivido; ognuno di essi incarna un’ideologia – Roark è la virtù individualista, Tookey, come ho già detto, l’etica altruistica e collettivista da combattere.
L’unico punto de “La Fonte Meravigliosa” che poco ho apprezzato è il ruolo subordinato – niente, però, se paragonato a quello di Kira Argunova, protagonista di “Noi Vivi”, completamente assoggettata all’uomo che ama – che assume Dominique Francon, donna dai colori violenti, superbamente
descritta: è un’icona femminile che avrei gradito veder assumere un ruolo primario; peccato che un personaggio tanto unico venga presentato al lettore in un’ottica di servilismo.

La Fonte Meravigliosa.

Ma cos’è la “Fonte Meravigliosa”?
In buona sostanza si tratta della mente umana che, se libera da vincoli e sempre fedele alla propria integrità, è capace di creare, di innovare.
In un momento tanto buio per ragione e conoscenza, in una realtà in cui sono i Peter Keating, almeno in apparenza, a ottenere soddisfazione, vi esorto a essere sempre Howard Roark, malgrado la profonda ingiustizia insita nel dover strepitare per ottenere riconoscimenti in certi casi dovuti, – da sempre l’ordinario ottiene più consensi del singolare.
Lottare per l’affermazione della propria idea, attraverso l’uso della ragione, è tuttavia degno della più alta stima concepibile.
I valori del singolo individuo che devono essere restaurati e riconosciuti, di nuovo, come degni d’onore sono: intelligenza, volontà, forza e determinazione. Non possiamo più rassegnarci a una tipologia d’essere umano tanto svilente, a un prototipo d’uomo che fa dell’ignoranza e della disinformazione il proprio vessillo: voglio credere, in uno sprazzo di inconsueto ottimismo, che un’inversione di tendenza sia ancora possibile.
La strada da intraprendere può essere ardua, magari nuova e “percorrerla senza altre armi che la propria visione” può risultare folle, ma è compito di noi tutti non tradire mai i nostri ideali, perché “ciò che c’è di buono, di alto e di nobile sulla terra è solo ciò che mantiene la propria integrità.”

Simona Friuli

 

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