Perché solo Lolita?

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Wanted: Dolores Haze.
Nessuno mette in dubbio l’impossibilità di ritenere romantica la storia di un adulto che intrattiene una relazione sessuale con una bambina.
L’abilità di quello che, per me, sempre sarà un Dio della parola scritta è proprio quella di disturbare il lettore, facendolo entrare in rapporto di empatia proprio con il mostro Humbert Humbert – chi, alla fine, non ha provato pena per lui? – e manipolandone la coscienza. Nabokov, in realtà, è solito sottoporre chi legge a questo genere di distorsione – Ada e Van ne sono esempio – e raramente manca l’obiettivo; forse si divertiva a dimostrare quanto la sua vis narrativa fosse roboante. 

Quest’autore superbo racconta di Lolita e di Humbert senza filtri favolistici  – come fu il realismo magico per Gabo – e in totale assenza, quindi, di attenuanti narrative. Vladimir Nabokov ha imbastito un incubo macroscopico. Humbert Humbert è causa indiretta dellla morte di Charlotte, madre di Dolores, e si appropria della luce della sua vita, del suo peccato – “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta.” – tramite l’inganno: da quel momento la povera Dolores Haze non ha più una volontà sua: diventa il balocco del suo carceriere egomaniaco e, solo alla fine, riesce a riconquistare una parvenza d’identità, fuggendo lontano dalle grinfie del suo catturatore.
Nabokov proietta su carta, con sbalorditiva e abietta precisione, le distorsioni della mente di un pazzo, di un pazzo innamorato di una bambina che tiene prigioniera – “Vedete, non c’era altro posto in cui potesse andare.” –  e vittima di questo sentimento abominevolmente totalizzante; i lettori non potevano che restare sconvolti.
E gli altri?
La domanda che mi pongo, però, è la seguente: ho sempre visto il pubblico  porsi, rispetto a Lolita, in un’ottica di aperto disgusto – inevitabile, dato il tema trattato – ma non ho mai sentito nessuno lamentarsi della relazione altrettanto carnale che, ad esempio, lega Sierva Maria a Padre Cayetano, nel bellissimo romanzo di Gabriel Garcia MarquezDell’amore e di altri demoni”. Non era bambina, come Dolores Haze, anche Sierva Maria – oltretutto in un plausibile stato di infermità mentale, indotto dall’idrofobia? Non lo era anche Remedios –  ha nove anni quando Aureliano, in Cent’anni di solitudine, s’innamora di lei –  che morirà per una gravidanza gemellare, certamente contratta da minorenne?
Cent’anni di solitudine è uno dei romanzi più amati di sempre – più che meritatamente – ma perché nessuno ha parlato di quella relazione, o di quella di Sierva Maria, con lo stesso biasimo?
Non si tratta comunque di pedofilia?
Forse è proprio vero che dipende tutto dal modo in cui si decide di raccontare una storia, piuttosto che dal contenuto effettivo – nessuno ha mai gradito la vischiosità degli incubi.
Simona Friuli.

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