DIECI POESIE D’AMORE

Credits: Laura Makabresku
Credits: Laura Makabresku

Prima dei ventiquattro anni – faccio un mea culpa – non avevo mai dato valore alla bellezza delle poesie d’amore; non avevo mai creduto possibile mettere in relazione bellezza e amore, più probabilmente.
Inutile dire – in caso contrario questo modesto contributo non esisterebbe – quanto mi sia ricreduta.
Non ho intenzione, una tantum, di fare dell’anatomia – strano, ma vero: ormai conoscete la voglia di dissezione, metaforica ovviamente, che mi coglie spesso e volentieri. Voglio, stavolta, donarvi qualcosa di irripetibile, facendo sfoggio d’illogica soggettività e mettendo da parte il mio consueto cinismo: debbo dar merito di questo a chi, in un momento di ingenuità, mi ha fatto riflettere sulla poca veridicità delle poesie, vista l’esistenza di metafore e allegorie.
Perché rovinar tutto anche a voi?
La vita reale si dimostra parca portatrice di sentimento: leggete, leggete, leggete ancora, e non chiedete di più – questa volta soltanto sognare è concesso a tutti.
Vi presento una piccola raccolta di quelle che reputo le poesie d’amore più belle di sempre; si tratta, logicamente data la natura dell’esercizio, di un parere  personalissimo e, perciò – nonostante si tratti di me – non infallibile. Fortunatamente il tema è più che vasto e concederà, in futuro, nuovi approfondimenti.
Dedico questo gioco a chi ha la fortuna di amare, ed essere amato a sua volta; a coloro a cui l’amore ha restituito la giovinezza del cuore.
“Et je crie/ Je crie pour toi/ Je crie pour moi/ Je te supplie/ Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s’aiment / Et qui se sont aimés / Oui je lui crie/ Pour toi pour moi et pour tous les autres/ Que je ne connais pas/ Reste là…”

1- Fiesta, Jacques Prévert. Si tratta di un luogo comune – solitamente detesto affidarmi a preconcetti et simili – ma davvero: chi, se non un francese, può parlar magnificamente d’amore? La vis poetica di Prévert è immediata, evocativa e crea, mediante immagini semplici, momenti di gioia-vita a portata di tatto.

 

E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
e il letto spalancato
e la porta sprangata
e tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
della camera spazzata male
ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda nelle mie braccia.


2- A line-storm song, Robert Frost.
Tradurre alcune poesie è da considerarsi crimine contro la creatività.
A line-storm song” rappresenta, per me, la più alta espressione d’amore: una mano tesa che voglia guidarti nel mondo-foresta bagnato dalla pioggia. La tempesta incalza, alle spalle dei due innamorati, e ne spegne il canto. È un mondo nuovo – posso quasi vederlo – di fiori pesanti di gocce, troppo bagnati per l’approccio dell’ape, in un panìsmo solo delicatamente accennato, un mondo che ci è raccontato con dolce musicalità e in cui gli amanti desiderano perdersi completamente, senza necessità di un ritorno.

 

The line-storm clouds fly tattered and swift,
The road is forlorn all day,
Where a myriad snowy quartz stones lift,
And the hoof-prints vanish away.
The roadside flowers, too wet for the bee,
Expend their bloom in vain.
Come over the hills and far with me,
And be my love in the rain.

The birds have less to say for themselves
In the wood-world’s torn despair
Than now these numberless years the elves,
Although they are no less there:
All song of the woods is crushed like some
Wild, easily shattered rose.
Come, be my love in the wet woods; come,
Where the boughs rain when it blows.

There is the gale to urge behind
And bruit our singing down,
And the shallow waters aflutter with wind
From which to gather your gown.
What matter if we go clear to the west,
And come not through dry-shod?
For wilding brooch shall wet your breast
The rain-fresh goldenrod.

Oh, never this whelming east wind swells
But it seems like the sea’s return
To the ancient lands where it left the shells
Before the age of the fern;
And it seems like the time when after doubt
Our love came back amain.
Oh, come forth into the storm and rout
And be my love in the rain.

3 – Tu, Vladimir Majakovsky. Il significato di questa superba poesia d’amore è più che esplicito. Bello venir liberati, e ancor più meraviglioso lasciarsi denudare dallo sguardo scopritore di chi ci ama malgrado noi stessi; un qualcuno così pieno di coraggio da non lasciarsi ingannare, nè intimidire, dalle nostre maschere animalesche, restituendoci il piacere di galoppare, senza giogo, pazzi di gioia.

 Poi sei venuta tu,
e t’è bastata un’occhiata
per vedere
dietro quel ruggito,
dietro quella corporatura,
semplicemente un fanciullo.
L’hai preso,
hai tolto via il cuore
e, così,
ti ci sei messa a giocare,
come una bambina con la palla.
E tutte,
signore e fanciulle,
sono rimaste impalate
come davanti a un miracolo.
“Amare uno così?
Ma quello ti si avventa addosso!
Sarà una domatrice,
una che viene da un serraglio”!
Ma io, io esultavo.
Niente più
giogo!
Impazzito dalla gioia,
galoppavo,
saltavo come un indiano a nozze,
tanto allegro mi sentivo,
tanto leggero.


4 – All in green went my love riding/ Verdevestita il mio amore calvalca, E.E. Cummings. Puro lusso per gli occhi della mente: le immagini di questo poema il suo inner meaning non ci riguarda in questo momento di frivolezza sono immediate, estremamente visive e incantanti. I movimenti della donna fantastica, di verde vestita, la campagna che si svolge sotto i suoi passi mossi dal desiderio di caccia: tutto è disposto con magica chiarezza davanti ai nostri occhi avidi, e ci viene raccontato con  voyeuristica esattezza dalla voce narrante che cade in amore. Ho deciso, sempre per quel rispetto che mi induce ad affidarmi principalmente al testo originale quando possibile di accluderlo, assieme alla versione tradotta nella nostra lingua che perde, secondo me, di musicalità.

 

       All in green went my love riding
on a great horse of gold
into the silver dawn.

four lean hounds crouched low and smiling
the merry deer ran before.

Fleeter be they than dappled dreams
the swift sweet deer
the red rare deer.

Four red roebuck at a white water
the cruel bugle sang before.

Horn at hip went my love riding
riding the echo down
into the silver dawn.

four lean hounds crouched low and smiling
the level meadows ran before.

Softer be they than slippered sleep
the lean lithe deer
the fleet flown deer.

Four fleet does at a gold valley
the famished arrow sang before.

Bow at belt went my love riding
riding the mountain down
into the silver dawn.

four lean hounds crouched low and smiling
the sheer peaks ran before.

Paler be they than daunting death
the sleek slim deer
the tall tense deer.

Four tall stags at the green mountain
the lucky hunter sang before.

All in green went my love riding
on a great horse of gold
into the silver dawn.

Four lean hounds crouched low and smiling
my heart fell dead before.

 

 *


Verdevestita il mio amore cavalca

su un grande cavallo d’oro

nell’alba d’argento.

Quattro magri segugi s’accuccian sorridendo

i cervi gai fuggono innanzi.

Agili più di sogni maculati siano

i veloci dolci cervi

i rossi rari cervi.

Quattro caprioli rossi a una bianca sorgente

la buccina crudele canta innanzi.

Il corno al fianco il mio amore cavalca

inseguendo l’eco

nell’alba d’argento.

Quattro magri segugi s’accuccian sorridendo

i prati pianeggianti fuggono innanzi.

Soffici più del sogno felpato siano i

lisci leggeri cervi

gli agili magri cervi.

Quattro agili daine in una valle aurina

la freccia affamata canta innanzi.

Con l’arco alla cinta il mio amore cavalca

inseguendo i monti

nell’alba d’argento.

Quattro magri segugi s’accuccian sorridendo

le vette a picco fuggono innanzi.

Pallidi più della morte incalzante siano

i lustri sottili cervi

gli alti tesi cervi.

Quattro alti alci su un verde colle

il cacciatore fortunato canta innanzi.

Verdevestita il mio amore cavalca

su un grande cavallo d’oro

nell’alba d’argento.

Quattro magri segugi s’accuccian sorridendo

il mio cuore le cade innanzi.

5- A una Madonna – ex voto di gusto spagnolo, Charles Baudelaire. Dato l’amore che nutro per i sentimenti turbolenti, burrascosi, non ho potuto che adorare questa poesia sin dal primo sguardo del resto non c’è da stupirsi: il buon Charles ci ha da lungo tempo abituati alle sue impetuosità sentimentali che sconfinano, non di rado, nel sadismo. Impossibile non venir sfiorati dalla veemente furia non scevra di sarcasmo con cui Baudelaire si rivolge a una donna che, presumibilmente, lo rifiutò, erigendo attorno e su di lei, con i suoi sentimenti e desideri frustrati, quello che è un vero e proprio simulacro. Un amore che avrebbe potuto esser tante cose  e redentore tra le molte  ma che a poco sembra essere valso.

 

Madonna, amante mia, io ti voglio innalzare
In fondo al mio cuore un sotterraneo altare,
e scavar del mio cuore nell’angolo più scuro,
lungi dall’occhio cupido e dal sogghigno impuro,
tutta d’azzurro e d’oro una nicchia smaltata,
dove tu sorgerai ,Statua, meravigliata.
I miei bei versi, intrecci di vergine metallo,
finemente incrostato di rime di cristallo,
ti cingeran la fronte come un serto regale,
e la mia Gelosia, o Madonna mortale,
saprà tagliarti- rigido, pesante di modello
barbarico, e guarnito di sospetto- un Mantello,
chiusa garitta a guardia dei tuoi segreti incanti,
non trapunto di perle ma di tutti i miei pianti.
La tua veste sarà la mia fervida brama,
che fluttua in aria e sale, e in basso si dirama,
e sui picchi si culla, nelle valli si posa,
d’un bacio rivestendoti il corpo bianco e rosa.
Con la mia devozione farò vaghi scarpini
Di raso, che, umiliati dai tuoi piedi divini,
sappian, teneramente cingendoli, le forme
per sempre conservarne, come stampo conforme.

 

Se poi non potrò togliere, malgrado ogni mio zelo,
per tuo sgabello argentea una luna dal cielo,
porrò sotto i tuoi piedi il serpente omicida
che mi morde le viscere perché tu lo derida
e schiacci, questo mostro gonfio d’ira e di sputi,
vittoriosa regina che redimi i perduti!
Vedrai dinanzi a te disporsi i miei pensieri,
come all’altar fiorito della vergine i ceri,
e guardarti con occhi di fuoco, senza fine,
ricamando bagliori sulle volte turchine.
E poiché tutto in me t’ama d’amor immenso,
tutto diventerà Mirra, Olibano, Incenso,
e a te si leverà, picco bianco e nevoso,
come nuvola il mio spirito tempestoso.

Infine, a far compiuto il tuo travestimento
Di Maria, per sposare l’orrore al sentimento,
funebre voluttà! Sette aguzzi pugnali
mi foggerò coi sette peccati capitali,
aguzzino contrito, e uno dopo l’altro, a mo’
di calmo giocoliere, tutti li pianterò,
dell’amor tuo mirando alla fibra più fonda,
nel tuo cuore che palpita, che singhiozza, che gronda!

6 – Cercavo te nelle stelle, Primo Levi. Un amore desiderato da sempre, cercato fino alla disperazione, raccontatoci sullo sfondo di un’ode naturalistica delicatamente accennata.

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

7 – Barcarola, Pablo Neruda. Peccato che la traduzione perda, per ovvie ragioni, il gioco dell’intera poesia, basato sulla duplice accezione del verbo spagnolo tocar, il cui significato è sia “toccare” che “suonare“.  Straordinaria l’immagine per amor di scienza specifico: metaforica di questo cuore incartapecorito, polveroso, che suona, grazie alla potenza del sentimento, per la prima volta dopo tanto tempo e, certo, a fatica. Tutto, grazie all’amore, si risveglia: apre gli occhi e fa musica il cuore aspro, solitario, apparentemente morto, batte quello più grande di una natura che si trova testimone di questo ritorno alla vita talmente strabiliante da assumere connotati grotteschi. Certo: la donna a cui spetta questo gravoso compito non esiste ancora e tutto, nell’ultima strofa la supplica disperata del sogno viene bruscamente ridimensionata, è condannato al silenzio.

 

Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l’autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.

Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d’argento affievolito.
E il cuore suona come un’aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.

 

Se esistessi all’improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d’onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.

 

È così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.

 

Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.

 

Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un’acqua feroce che si morde e che suona.

 

Nella stagione marina
la sua conchiglia d’ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell’oceano solo.

8- Lady, I will touch you, E.E. Cummings. Questa poesia d’amore, in cui è soffuso un delicato erotismo, è unica nella sua bellezza: strabiliante la rappresentazione di un sentimento che mette radici, che sfiora, attraverso il tocco della mente.

 

Lady, I will touch you with my mind.
Touch you and touch and touch
until you give
me suddenly a smile,shyly obscene

(lady I will
touch you with my mind.)Touch
you,that is all,

lightly and you utterly will become
with infinite ease

the poem which I do not write.

9 – A mad girl’s love song, Sylvia Plath. Benché esista una traduzione italiana di questa delirante poesia d’amore, non la ritengo all’altezza della musicalità sfrenata originaria. Una canzone-sortilegio, gemebonda, affaticata; un amore sofferto, forse perché mera finzione, forse perché solo immaginato.

I shut my eyes and all the world drops dead;
I lift my lids and all is born again.
(I think I made you up inside my head.)

The stars go waltzing out in blue and red,
And arbitrary blackness gallops in:
I shut my eyes and all the world drops dead.

I dreamed that you bewitched me into bed
And sung me moon-struck, kissed me quite insane.
(I think I made you up inside my head.)

God topples from the sky, hell’s fires fade:
Exit seraphim and Satan’s men:
I shut my eyes and all the world drops dead.

I fancied you’d return the way you said,
But I grow old and I forget your name.
(I think I made you up inside my head.)

I should have loved a thunderbird instead;
At least when spring comes they roar back again.
I shut my eyes and all the world drops dead.
(I think I made you up inside my head.)

 

10- La notte non vuole venire, Federico Garcia Lorca. Ecco l’ultima poesia d’amore prevista per la vostra educazione sentimentale. Un poema di condanna, dal sapore triste: due innamorati camminano l’uno verso l’altro, malgrado numerosi ostacoli osteggino il loro percorso ma, malgrado la volontà, sono destinati a perdersi – e mi concedo un’ultima amarezza: è un destino comune a molti.

 

La notte non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

 

Ma io andrò
benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

 

Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

 

Il giorno non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

 

Ma io andrò
portando ai rospi il mio garofano morsicato.

 

Ma tu verrai
nelle cupe cloache dell’oscurità.

 

Né la notte né il giorno non vogliono venire
perché io muoia per te
e tu per me.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Simona Friuli

 

 

 

 

 

 

 

 

3 thoughts on “DIECI POESIE D’AMORE

  1. Scusate la foto è orribile. Peggio, se sono stati uccisi appositamente gli uccellini. Cordiali saluti.

    1. Spiego meglio e aggiungo: il sito è ben fatto, interessanti le poesie riportate, ma mi ha colpito troppo quella foto, così mi son fermata al dispiacere per quegli uccellini immortalati. Non credo sia adatta a illustrare il contenuto, che è valido e poiché di poesia si parla, diretto con buona presumibilità, a lettori sensibili. Una foto più a tono sarebbe meglio esemplificativa del tema in oggetto. Cordiali saluti.

      1. Buongiorno Maria Stella,
        La ringrazio per i complimenti; gli uccellini non sono stati appositamente uccisi per realizzare gli scatti: si tratta di esemplari imbalsamati – e tra l’altro le fotografie non sono di mia proprietà, bensì di un’artista di Cracovia. Rispetto la sua opinione e calibrerò opportunamente i prossimi contenuti.
        Grazie e Buon proseguimento!

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