MATILDA, UN INNO AL SAPERE.

-Titolo: Matilda -Autore: Roald Dahl -Editore: Puffin Modern Classics -Prezzo di copertina: € 8,01 -Anno di Pubblicazione: 1988
Matilda
-Autore: Roald Dahl
-Editore: Puffin Modern Classics
-Prezzo di copertina: € 8,01
-Anno di Pubblicazione: 1988

Chi non crede nella magia non la troverà mai.
Conosciamo tutti la trama del capolavoro di Roald Dahl, “Matilda” – meravigliosa l’edizione Salani, delizioso il film con Danny DeVito – un precoce genietto assetato d’amore e di sapere, una divoratrice di libri che, nata in una famiglia anaffettiva e, culturalmente sottosviluppata, si riscatta grazie al potere della lettura. I Wormwood le vietano il piacere di conoscere – è la televisione, con le sue soap da cerebrolesi, l’unica maestra di vita – ma Matilda trova autonomamente il modo di saziare la sua voglia di conoscere.

Matilda, Quentin Blake
Matilda, Quentin Blake

Visita la biblioteca cittadina, dando avvio a un’avventura senza precedenti: quella della lettura. Legge tutti i children’s book, trovando che C.S. Lewis manchi di spirito – “I bambini non sono seri come gli adulti e amano ridere” – così come Tolkien e, sotto la supervisione ispirata della Signora Phelps passa a sgranocchiare Great Expectations, totalmente assorbita dalle avventure di Pip e della ragnatelosa Miss Havisham, e poi molti, molti altri classici della letteratura. Quei libri tanto magici, che hanno il potere di trasportarla in mondi nuovi, e di farle vivere avventure straordinarie, sono i suoi unici compagni, portatori – frase erroneamente attribuita al romanzo – di un messaggio colmo di speranza e di consolazione: “Tu non sei sola.
Matilda Wormwood, grazie alla lettura, sviluppa un’intelligenza oltreumana, di cui è a stento consapevole, e di cui i genitori non si accorgono – la ignorano con ostinazione – che verrà scoperta e messa in risalto dalla fragile e mite Signorina Honey. Ma questa bambina fenomenale non è soltanto una mente brillante: c’è magia in lei, e grazie al suo desiderio di far del bene, unito a quella voglia di conoscere sempre di più – e che deve che deve pur uscire da qualche parte! – aiuterà la sua adorata maestra a riappropriarsi della sua vita, dopo un passato di soprusi e privazioni.

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Matilda, Quentin Blake.

Il significato dell’opera.
Quando valuto un romanzo cerco di attenermi all’obiettività più scrupolosa; con Matilda difficilmente mi è stato possibile – e per due diverse ragioni. Sono legata a questo capolavoro della narrativa per l’infanzia sin da bambina, quando lo lessi per la prima volta: la storia di Matilda è un po’ anche la mia. I libri sono stati i miei amici preziosi e insostituibili; delle scuole elementari ho memorie agrodolci: non di rado trascorrevo la ricreazione in classe, da sola. Avevo un rapporto conflittuale con gli altri alunni e il mio unico rifugio – lo è, lo è sempre stato – erano i frammenti di poesie e racconti, sull’antologia di italiano: leggere mi faceva sentire meno sola, e molto felice. L’altra ragione che mi obbliga a rinunciare all’occhio apatico dello scienziato, è insita nell’opera stessa. Lo stile ricco di verve, pittoresco e ironico dell’autore rende questo romanzo un gioiello, anche per i lettori tristemente agée: Dahl è un abile caratterista e in pochi, precisi tratti, riesce a dar vita ai suoi personaggi. Il ricorso all’umorismo – la capacità di rilevare l’aspetto comico del reale – è il tocco finale: Matilda ha molto da insegnare, a grandi e piccini. Non è, infatti, tutto come sembra: non si tratta soltanto della storia di una bambina molto sola a cui la lettura apre orizzonti sterminati, ma dell’eterno scontro tra cultura e ignoranza – un’ignoranza, in questo caso, fiera e scelta con coscienza. I Wormwood ne sono l’esempio lampante: Mr. Wormwood, un ometto segaligno dall’aspetto iracondo, è dotato di un’intelligenza istintiva, applicata con determinazione nel campo della delinquenza – è rivenditore di auto usate e manomesse in maniera brillante – e, sin dall’inizio, nega a Matilda il piacere della cultura. Le vieta di comprare libri, le vieta di leggere quelli presi in prestito alla biblioteca, arrivando a farne a brani uno da cui la figlia sembrava ricavare profondo diletto – e con la rabbia di chi “vede qualcuno trarre piacere da una cosa al di là della propria comprensione”. Matilda è un’acuta analizzatrice e intuisce nel padre una vera e propria gelosia: come può divertirsi leggendo libri, mentre lui non ne è capace? Come osa? Quella a cui il genitore intende forzarla, obbligandola allo stolido chiacchiericcio della TV, è un’ignoranza oppressiva, soffocante, senza possibilità di redenzione. La madre, la pingue e sciocca Mrs. Wormwood, incarna lo stereotipo della donna piacente ma priva di materia grigia – e in questo caso le doti umoristiche di Dahl raggiungono vertici sensazionali: la povera Signora non è neppure bella! È la superficialità a comporla; indimenticabile il dibattito tra lei e la Signorina Honey che, in un atto di bravery inconsapevole visita quest’oscura famiglia per palesare le doti intellettive della figlia, scontrandosi con l’ottusità di chi “sceglie il look, piuttosto che il book” – perché agli uomini piacciono le belle donne, non quelle intelligenti! Un maschio non si conquista con le tabelline.
La cattiveria della folle Mrs. Trunchbull è di ben altro genere. Mi ha ricordato molto la Regina di Cuori di Lewis Carroll: priva di raziocinio, iraconda, violenta manipolatrice, assogettante. L’abilità dell’autore è stata creare due prototipi di antagonista agghiaccianti – certo più per le menti dei grown up, fortunatamente – poiché assolutamente plausibili e intimorenti. Mrs. Trunchbull, certo, è un personaggio caricaturale, ma terribile: il suo concetto di potere è intrinsecamente legato con paura e con brutalità primitiva – che rappresenti quel tipo di insegnamento sbagliato e privo della componente del gioco, parte essenziale dell’apprendimento?
Matilda, la Signorina Honey, Mrs. Phelps – acculturate, empatiche, affamate di sapere – sono le eroine della vicenda; non si tratta di scontro generazionale, ma dell’ottusità contrapposta alla grandezza del conoscere il più possibile: è proprio tramite la conoscenza, la cultura che è possibile elevarsi e ottenere il tanto sospirato riscatto. È la cultura la vera magia.

Matilda, Quentin Blake.
Matilda, Quentin Blake.

 

If only they would read a little Dickens…”
Spesso, in quella parte della letteratura destinata a un pubblico molto giovane, l’immaginazione – espressa tramite l’atto del leggere, o del raccontare storie – ha potere salvifico: Matilda, in questo senso, si unisce alla più stucchevole Principessa Sara, o alla frizzante e nerboruta Pippi Longstockings. È la tendenza allo story-telling, al fantasticare, e al reading che redime e protegge dalle brutture del reale. Ma è anche questione di empatia: leggere stimola le nostre capacità empatiche e ha ruolo centrale nello sviluppo delle nostre possibilità sociali. Gli antagonisti, i Signori Wormwood e la brutale Mrs. Trunchball ne sono inevitabilmente privi, a differenza di Matilda che redarguisce severamente il padre, quando viene da lui stessa messa a parte delle sue azioni truffaldine -“Sei disgustoso: tradisci delle persone che hanno fiducia in te” – e compatisce entrambi i genitori quando comprende quanto siano ristretti i loro orizzonti – “If only they would read a little Dickens or Kipling they would soon discover there was more to life than cheating people and watching television.”
Ed è proprio l’empatia a consentirle di liberare la pavida Signorina Honey.

Simona Friuli

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Direttamente dal libro: i consigli di lettura di Matilda!

Fonti:
Dahl Roald, Matilda, London, Penguin Group, 2003, p. 13, p. 43

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