INVISIBLE MONSTERS, CHUCK PALAHNIUK

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Una ex cover-girl, probabile DP Istrionico, ossessionata dal proprio aspetto esteriore, attention whore, collezionista di confezioni di fiammiferi su cui campeggiano numeri di telefono e nomi di uomini sconosciuti e dimenticati – cimeli funzionali a rinverdire la sua vanità – rimane orrendamente sfigurata dopo un incidente. Meglio così: l’attenzione è attenzione – e in fondo ci ha rimesso solo un’estate a prendere raggi. Non tutti i mali vengono per nuocere: è in ospedale, tra suore ruffiane e logopedisti squinternati, che conosce la Principessa Brandy Alexander, maestra di vita.
Quando capisci che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia. Solo allora riusciremo a capire chi sarai.” Il messaggio è forte e chiaro – seppur già sentito: dont’ dream it, BE it! – libero arbitrio, urlo dell’Io, presa di coscienza bla bla bla.

Quando leggo Palahniuk, malgrado i suoi limiti, il mio cervello elabora, elabora freneticamente: è un furbo innescatore, potenzialmente incline alla genialità. Nessuno può stargli a paro, oggigiorno, nel puntare una lente d’ingrandimento sull’essere umano moderno, un prodotto artificiale alquanto scadente, e nel rivelarlo qual è: sordido, sporco, solipsista, inconcludente, farlocco. La Comedié humaine del nostro secolo, con i suoi sudici e inevitabili protagonisti: una farsa nauseante. Palahniuk si mette in cattedra: osserva razionalmente il fenomeno uomo, nudo e vulnerabile, e ne ha schifo. Lo stile rabbioso, vivido e scarno, deliziosamente moderno, funziona rendendo il tutto estremamente accessibile. I personaggi sono caricaturali, ma è logico che così sia: siamo in ballo e balliamo. Amen. Credevo di trovarmi difronte al suo miglior romanzo, ma tutto è eccessivamente sovraccarico, la trama ristagna: non c’è evoluzione. Ho fatto indigestione, ho perso interesse e curiosità: tutto molto prevedibile. Peccato; ma ho la coscienza pulita.

Simona Friuli

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