LA PRINCIPESSA CERVO

Franz Marc, Deer in the snow.
Franz Marc, Deer in the snow.

La Trama
Un principe e una principessa sono destinati a sposarsi sin da bambini, ma la perfida matrigna di quest’ultima le scaglia contro un maleficio: non appena sdraiata nel talamo nuziale, si sarebbe trasformata in cerva selvatica, costretta a vagare nei boschi e nei pantani. La principessa ne è molto addolorata: desidera quell’uomo con tutta sé stessa e vuole essere sua moglie. Trova una giovane in tutto e per tutto simile a lei, tanto che molti le confondono, e la elegge sua dama di compagnia; quando giunge il giorno delle nozze rivela alla fanciulla il suo tormento segreto, facendole promettere di prendere il suo posto nel talamo, dopo la metamorfosi – al principe dev’essere evitato questo grande dolore. La serva è molto devota alla sua padrona e vorrebbe trasformarsi al suo posto, benché impossibile; la principessa allora la rassicura dicendole che potrà incontrarla per un’ora, in una capanna nel bosco, le prime tre sere di natale a mezzanotte. Si celebra lo sposalizio e accade esattamente ciò che aveva predetto la matrigna: la principessa si trasforma in cerva – e corre, selvaggia nella foresta e nelle paludi – mentre la serva prende il suo posto accanto al principe, facendogli giurare di mantenerla illibata ancora per gli anni dell’adolescenza; l’uomo acconsente e depone, tra loro, la sua spada. La sera prima di ogni Natale la serva si reca alla capanna di frasche per incontrare quella che, ormai, è diventata regina; tra il popolo e il personale di corte iniziano a nascere dei sospetti – troppe volte, quella che credono loro sovrana, si reca nel bosco il giorno di Natale – perciò il re finge di essere addormentato e, quando vede la compagna di letto alzarsi, cautamente la segue nella foresta. La regina-cervo, intanto, rivela all’amica fidata l’esistenza di un modo per salvarla: “Se un figlio di re, puro e innocente, mi ferisse con la spada facendo sgorgare il mio sangue – ma questo non dev’essergli chiesto – allora sarò libera!”…

L’elemento Inconscio.
Aiutata dalla Von Franz tenterò di illustrare il sottotesto psicoanalitico di questa particolarissima fiaba danese purtroppo, e lo rimarco in tono abbastanza stizzito, non approfondita quanto avrebbe meritato. La cerva in cui la principessa, poi regina, viene trasformata è esplicitamente selvatica e rappresenta un lato della natura psichica istintivo, non addomesticato: è un animale che simboleggia, nella fiaba, il fattore inconscio che conduce a un evento cruciale, sia verso il ringiovanimento (cambiamento di personalità, o raggiungimento dell’amata), che verso l’aldilà. Interessante che questo lato indocile prenda il sopravvento proprio il giorno dello sposalizio, forse in allusione a una percezione sessuofobica del matrimonio, a un timore d’esser domati tramite la copula; infatti, per essere salva, la principessa dev’essere ferita con la spada, “che un re puro faccia sgorgare il suo sangue” – un evidente riferimento all’atto sessuale. In sostanza: il suo lato non-domo dev’essere soppresso. A un certo punto della storia il re, l’eroe, si addentra nei boschi, mondo dell’inconscio, dell’abissale, per antonomasia – un bosco è una regione in cui la visibilità è limitata, dove si può perdere la strada e possono manifestarsi animali selvaggi e pericoli inattesi – e la sua opera d’incivilimento andrà a buon fine: l’elemento selvatico-inconscio viene meno, controbilanciato dall’intervento ordinatore del sovrano.

La spada.
Al momento dello scambio, tra principessa e dama di compagnia, che avviene la prima notte di nozze, quest’ultima prega il sovrano di mantenerla intatta sino all’adolescenza – sin quando non si troverà una soluzione alla metamorfosi della vera consorte. Il principe rispetta la volontà di quella che crede sua legittima sposa e pone, tra i loro corpi, una spada – un gesto che ha un precedente di tutto rispetto nella leggenda di Tristano e Isotta. Nel mondo delle fiabe la spada è immagine di giustizia, autorità, decisione.

Simona Friuli

Fonti:
-Von Franz Marie-Louise, Le fiabe interpretate, Torino, Boringhieri Editore, 1980 pp. 107-108, p. 115, p. 137

 

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