FIABE E STORIE: CINQUE INCIPIT

A midsummer night’s dream’ by William Shakespeare Arthur Rackham.
A midsummer night’s dream’ by William Shakespeare Arthur Rackham.

Un vecchio adagio assicura che un giorno saremo grandi abbastanza da tornare alle fiabe, al mondo della felicità infinita in cui gli astri sono dispensatori di doni e tutto, davvero tutto diventa possibile! Quanti mondi dischiude l’antico “c’era una volta”? Posso scoprirlo in prima persona, scrivendo: giganti, bambine forzute che spostano le montagne, regine bestiali e superbe che vengono punite per il loro cuore cattivo, cavalieri solitari e grandi, grandi avventure! Ecco gli incipit di cinque fiabe appena nate, parte della raccolta più ampia a cui mi sto dedicando. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: un inizio canonico nasconde spesso contenuti insoliti.
Buon inizio avventura!

Lentogelo.
He was a winter wind,/Concerned with ice and snow,/Dead weeds and unmated birds,/And little of love could know.”
C’era un principe, un principe del gelo.
Questo magnifico signore dell’inverno regnava solo, al nord estremo del mondo, su una distesa sconfinata di neve azzurro-opale battuta da un vento antico che proveniva dai confini della terra. Il ghiaccio che, lì, circondava tutte le cose – e più d’ogni altra il suo cuore – l’aveva reso una creatura superba e senza sentimenti. (…) Ma egli non s’accorgeva della miseria della sua condizione: dormiva un sonno di pietra. Niente lo appagava, nulla poteva sfiorarne l’anima: aveva smarrito sé stesso. L’inconsapevole Lentogelo era condannato a un triste destino: possedeva un palazzo sicuro, ricchezze che gli avrebbero cagionato l’invidia di molti, ma non era capace d’amare…

Ýrr Occhi di basilisco.
Half savage, and hardy, and free.”
C’era una volta una foresta di pietra. Gli alberi di fitta roccia, sfiorati appena da un sole bianco che non sapeva scaldare, s’intrecciavano strettamente: era un mondo-nicchia impenetrabile, fumigante, sicuro. E in questa foresta reticente e fonda, mai afflitta dalla nenia degli uccelli, viveva una principessa felice: Ýrr Occhi di basilisco era il suo nome e, accompagnata da Lòa, cane di nuvola, cacciava furiosa fra i rovi. Spronava il cavallo, lasciandosi guidare dalla terra-cenere che fluiva sotto di lei, mentre scoccava rapide frecce. (…) Attorno alla vita sottile tintinnava una cintura di semi che le rammentava la sua devozione alla foresta e alla caccia, il giuramento che aveva fatto, a sé stessa, d’essere libera e potente come la tempesta.

L’amore di un drago
Make me forget/And forgive/There’s no use/To go on and live/Show me a way/To the sun/ Heal my scars.”
Quando il mondo era antico e ancora c’era magia, un piccolo regno, nei recessi d’una foresta segreta, era tenuto da un vecchio re stanco. Questo sovrano dalla lunga barba scarmigliata era da poco rimasto vedovo, ma non si era lasciato fiaccare dalla tristezza, ché la sua bella moglie dalla pelle d’avorio gli aveva donato, prima di spirare, una figlia. La principessina – pelle-petalo color madreperla, quasi bianca sotto la luce del giorno, e lunghi capelli di zucchero filato – era un esserino che pareva fatto di vetro soffiato e il padre, timoroso della vita e dei colpi violenti che sapeva assestare, l’aveva fatta rinchiudere nella torre più alta di un castello, ancor più a fondo nei recessi del bosco…

Bestia Pelosa
“Touch me. Soft eyes. Soft soft soft hand. I am lonely here.”
Molti e molti anni fa, quando il mondo era giovane e accadevano cose straordinarie, un vecchio re che aveva perduto la sposa, allevò da solo la giovane figlia: una timorosa principessina di nome Sìv, dalla bella pelle-corallo e fondi occhi d’inchiostro. Il monarca ne aveva vergogna, ma non amava quella bambina silenziosa: i suoi occhi liquidi scintillavano come vetri rotti, tanta era la sete che aveva d’amore, mentre lui era stanco e non nutriva alcun desiderio d’allevarla. La bimba, perciò, crebbe sola e nella tristezza finché, il giorno del suo quindicesimo compleanno, il padre non la destinò in moglie al vecchio sovrano di un regno confinante.

Una, fatta di squame
Her heart was a secret garden and the walls were very high.”
In un regno freddo c’era un castello forato: le mura si ergevano attorno al cerchio di un lago ghiacciato quasi che, nel crescere, avessero trafitto la terra. Lì vivevano tristemente un re e una regina, maledetti dall’assenza di figli. La regina, in particolar modo, si struggeva dal desiderio di concepire un erede e, dietro a quella speranza frustrata, aveva dissipato la sua giovinezza. Era stata bella un tempo, ma il lungo inverno del cuore l’aveva resa inerte e dura, come un mutilo tronco scordato nella tormenta…

Simona Friuli

2 thoughts on “FIABE E STORIE: CINQUE INCIPIT

  1. L’incipit di Ýrr in particolare è molto affascinante. Nordico e grecizzante, riporta ai tempi antichi senza cadere nei cliché del fantastico in stile Tolkien (o Gygax-Arneson o Mizuno che dir si voglia). L’ambientazione nella foresta pietrificata è un’invenzione molto bella.
    Complimenti!

    1. Ciao Michelangelo,
      Ti ringrazio, con un leggero ritardo: apprezzo molto la tua analisi. Sono stata ben attenta, in corso di stesura, a rispettare la fiaba e la sua antica tradizione – senza cadere nell’imitazione, ovviamente. Spero di esserci riuscita; il tuo parere mi fa ben sperare. Grazie ancora!

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