LE PRINCIPESSE NASCOSTE: PELLE DI GATTO

Arthur Rackham, Pelle di Gatto, Fiabe tradizionali Inglesi
Arthur Rackham, Pelle di Gatto, Fiabe tradizionali Inglesi

Per renderti irriconoscibile la pelle d’asino è un’ammirevole maschera. Nasconditi sotto di lei, e nessuno crederà, tanto è orrenda, che al di là si celi qualcosa di bello.”

Introduzione
Principesse bellissime ma nascoste. Camuffate come selvagge celano, sotto pelli animali, abiti favolosi d’argento filato, d’oro battuto, o color del Tempo; nei capelli perle intrecciate. Il fatidico principe, che le riscatta alla solitudine della foresta in cui si sono rifugiate, si accorge della loro bellezza solo quando, durante l’inevitabile danza di corte, le vede tanto sontuose, ammantate da vesti “che tutto l’azzurro dei cieli non avrebbe saputo eguagliare”. Questi uomini impiegano, sprecano tempo cercandole: indicono nuovi balli, sperando di incontrarle ancora e, quando ciò avviene, non le riconoscono se non quando, tolta la pelle di gatto o di asino, non mostrano tutta la loro bellezza. Posto che quello della fiaba è un genere letterario che poggia su strutture prestabilite, e che tutto ha un significato e, a volte, un’interpretazione psicanalitica – come in questo caso il liberarsi di un lato psichico istintivo, tramite l’abbandono della veste selvaggia – mi sono sempre chiesta perché una principessa debba essere necessariamente sfarzosa e domestica. E anche perché questi eroi stereotipati, che pure muoiono d’amore, non si accorgano di averle avute accanto fin dall’inizio, sebbene camuffate e col volto imbrattato dalla fuliggine.

Chi, da bambino, non ha letto le fiabe? Sono veramente pochi gli sfortunati che non hanno incontrato Rosaspina, Giacomo Ammazzagiganti o la Sirenetta. La fiaba di “Pelle di gatto” – Pelle d’asino o Bestia Pelosa, che a dir si voglia – ha un fascino particolare: forse a causa del cambio di veste, dell’amore istantaneo che stordisce il re, spingendolo a inseguire la donna misteriosa, degli abiti che devono essere qualcosa di magnifico, così color del Tempo, o trapunti di stelle, o forse perché la principessa vive nascosta e sarebbe bastato guardare oltre, per scovarla. Nessuno sa quando la prima versione della storia, nella sua forma orale, possa esser stata creata, ma il fatto che ce ne siano state cristallizzazioni differenti – ognuna basata sul travestirsi “animale” della protagonista che assume il ruolo, a tutti gli effetti, della bestia antropomorfa – induce a credere che abbia avuto discreta diffusione sin dal principio. Ma di cosa parla questo genere di storia?

Era corsa nel suo stambugio, s’era tolta l’abito, annerite le mani e il volto, indossato il mantello ed ecco, era di nuovo Bestia Pelosa.”

La Trama di “Pelle di Gatto” (Flora Annie Steele – Fiabe tradizionali Inglesi)

Catskin, Old english fairytale - F.D. Bedford
Catskin, Old english fairytale – F.D. Bedford

Un vecchio gentiluomo desidera un erede al trono ma, malauguratamente, la sua signora dà alla luce una figlia femmina; il nobile rinnega la sua bambina – “Non posava mai gli occhi su di lei” – e al compiersi del suo quindicesimo anno, promette di darla in sposa al primo che la chiederà. Un orrendo vecchio, allora, le si impone come marito; la povera fanciulla, seguendo il consiglio di una scaltra pollaiola, ordina al pretendente, credendo che sarà impossibile accontentarla, tre vesti preziose: una d’argento filato, una d’oro battuto e una composta dalle piume di tutti gli uccelli del cielo spera che lo spasimante indesiderato desista. Ma le vesti sono subito pronte; non le resta che domandare un altro dono, al futuro sposo: un abito di pelle di gatto che indossa immediatamente e con cui, raccogliendo in un fagotto i vestiti preziosi, fugge nel bosco. Cammina, cammina la fanciulla giunge a un castello, dove chiede impiego e dove viene presa a lavorare come sguattera. Tormentata, percossa dalla cuoca e schernita dalla servitù per il suo aspetto, la principessa riesce a intrufolarsi, vestita d’argento, al primo ballo di corte; il re, stregato dalla sua bellezza, danza con lei – e con nessun’altra – per tutta la sera. Ma Pelle di Gatto fugge dalla festa e, tornando a camuffarsi da orrenda bestia, sparisce nelle cucine. Il sovrano si è innamorato perdutamente di lei e indice un secondo ballo, sperando di incontrarla di nuovo; la principessa, malgrado le angherie a cui la sottopone la perfida cuoca, riesce a correre al ballo con l’abito d’oro battuto; danza ancora con il re, quindi fugge, tornando a essere la misteriosa Pelle di gatto. Il terzo ballo è inevitabile, ma stavolta il Signore segue nel bosco la bella sconosciuta vestita di piume e ne scopre l’identità. Chiede subito in sposa Pelle di Gatto ma, fiaccato dall’opposizione della madre, si ammala d’amore, tanto che la vecchia regina, temendo per la vita del figlio, acconsente finalmente alle nozze. Pelle di Gatto racconta allo sposo del padre cattivo, ma tutto è bene ciò che finisce bene: la riconciliazione è inevitabile.

 Le cristallizzazioni più note e le rispettive diversità


Pelle d'Asino, Illustrazione
Pelle d’Asino, Illustrazione

Di questo genere di fiaba in cui una fanciulla sfortunata, per evitare di contrarre un’unione indesiderata, si fa tessere tre vestiti preziosi e una pelliccia e fugge nei boschi, trovando poi lavoro nelle cucine del re di un altro castello – che poi sposerà – sussistono molte versioni, e tutte rintracciabili tramite il seguente link:
http://www.surlalunefairytales.com/donkeyskin/other.html#BEAU

Le varianti universalmente note sono le seguenti:
L’Orza, Giambattista Basile – Pentamerone (1634)
Pelle d’Asino, Charles Perrault – Contes (1680)
Bestia Pelosa, Fratelli Grimm – Fiabe (1812)
Pelle di Gatto, Flora Annie Steele – Fiabe tradizionali Inglesi (1918)

Le differenze sostanziali riguardano:

  • Il matrimonio indesiderato: alla principessa si offre come sposo – con intenzioni follemente incestuose – il suo stesso padre: un re pazzo di dolore per la perdita della sposa di cui, in nessun reame della terra, è riuscito a trovare un eguale – se non nella figlia che, sciaguratamente, le somiglia. Nella versione inglese, invece, il pretendente indesiderato è un vecchio raccapricciante a cui la figlia viene ceduta proprio dal padre.

  • Il tessuto che compone i vestiti prescelti: Argento filato, Oro battuto, Piume, nella versione inglese, un abito color del sole, poi color della luna, e quindi trapunto di stelle, per i Grimm e, nella versione francese, rispettivamente color del Tempo, più scintillante della luna, e brillante più del sole.

  • L’aiutante della protagonista: Nel caso di Pelle di Gatto si tratta di una scaltra Pollaiola, in Pelle d’Asino, invece, della proverbiale Fata Madrina mentre, nella versione tedesca “Bestia Pelosa”, la principessa non ricorre ad alcun aiuto esterno.

  • L’Incontro tra Principessa e il Re, suo futuro sposo: Nella Fiaba di Perrault, la principessa si rifugia in una fattoria in cui alberga il gran serraglio di un re molto potente; il figlio di quel sovrano si reca spesso lì, per riposare e, girovagando di cortile in cortile, scorge la bella Pelle d’Asino, in tutto lo splendore del suo abito color del Tempo, attraverso il buco della serratura della sua umile casetta. Nelle altre due cristallizzazioni di questa storia, invece, è il ballo di corte che consente alla principessa e al sovrano di incontrarsi e innamorarsi.

  • Gli indizi che portano al congiungimento degli innamorati: La principessa deve farsi trovare, affinché si giunga allo scioglimento della fiaba. Nella versione Inglese Pelle di Gatto, a domanda del re, recita tre diverse poesie-indizio; nelle altre due versioni della storia sono gli oggetti lasciati cadere nella zuppa del re – anello d’oro, fuso e ruota per filare – a consentirgli di rintracciare la futura sposa. In entrambe le varianti è l’atto di infilare l’anello a giocare un ruolo determinante nel ricongiungimento finale degli innamorati: nella versione tedesca l’uomo, follemente innamorato, infila l’anello al dito di Bestia Pelosa, durante l’ultimo ballo – anello che la principessa, per la fretta, non riesce a sfilare prima dell’incursione del re nelle cucine – mentre nella versione riportata da Perrault, si innesca un vero e proprio meccanismo “alla Cenerentola”. Il principe, infatti, fa misurare l’anello dorato, rivenuto nella zuppa, a ogni fanciulla del regno; inutile dire che sarà della misura giusta solo per Pelle d’Asino.

  • Il finale: soltanto nella versione dei Grimm la fiaba non termina con la riconciliazione della principessa e del suo vecchio padre.

Interpretare la fiaba: la pelle animale

All-kind-of-fur, Lidia Postma
All-kind-of-fur, Lidia Postma


Nelle fiabe sovente si getta o si toglie un incantesimo servendosi di un vestito o di una pelle animale. Sono queste le cose che conferiscono l’apparenza esteriore a una persona, oppure sono la maschera sotto cui si nasconde il personaggio che vuole mostrare agli altri. (…) Chi è in preda a un affetto deve esprimerlo, ma coloro che sono fortemente introversi ritengono che tocchi all’altro intuire il loro stato d’animo. Costoro rimangono nascosti sotto la pelle d’animale, non avendo mezzo alcuno per mostrare ciò che essi temono o loro dispiace o che cosa pensano Avvolti nell’affetto senza riuscire a esprimerlo, ricadono nella pelle dell’animale. (…) In mitologia ciò si configura come restituire alla vita umana una persona stregata.
Questo scrive la Von Franz, in merito al significato che la pelle animale ha, all’interno della fiaba: la principessa, persa nella foresta, in una dimensione inconscia, quindi, sceglie di proteggere se stessa camuffandosi da bestia – atto che simboleggia istinti animali portati alla luce, un individuo in cui rimangono unicamente espressioni di comportamento istintivo. Il principe la restituisce alla vita umana scoprendo che al di sotto della veste animale – e l’abbigliamento rappresenta la Persona, sia un atteggiamento esteriore/interiore – si cela una bellissima donna, attuando un’opera di incivilimento e restaurando l’umanità perduta della principessa.

Il Mondo della foresta

Otto Ubbelohde, All-Kind-Of-Fur
Otto Ubbelohde, All-Kind-Of-Fur

Il pericolo di un matrimonio indesiderato incombe, sia che si tratti del padre-sovrano che ha perduto il senno, che del vecchio raccapricciante, e la principessa, dopo aver fatto tessere i quattro vestiti fatidici, raccoglie i suoi averi in un fagotto, o nel guscio di noce dalle insospettabili capacità contenitive, e fugge nel bosco: una regione simbolo dell’inconscio in cui la visibilità è limitata, dove si può smarrire la strada.
Sebbene per una quantità di tempo irrisoria, almeno rispetto ad altre fiabe in cui le ambientazioni bucoliche giocano un ruolo di primaria importanza, queste principesse scelgono di ritirarsi nella foresta, un atto che psicologicamente equivale all’immergersi nella propria interiorità: una sorta di crasi dalla vita attiva a cui segue un periodo d’incubazione che, in questo caso, riguarda l’abbandono della sfera umana e la scelta consapevole di regredire in una fase di primordiale selvatichezza.

Anello e Fuso d’oro.
Nella versione francese, e anche in quella riportata dai Grimm, la principessa, dopo ciascun ballo, lascia cadere nella zuppa del principe un oggetto. Il primo è un anello d’oro.
L’anello simboleggia una relazione, o un vincolo (…) se un uomo dona un anello a una donna esprime, lo sappia o no, il desiderio di entrare in rapporto con lei in modo sovrapersonale, non con un legame d’amore effimero. Egli vuol dire “questi vale per sempre, è eterno.” Nel linguaggio psicologico esso può simboleggiare uno stato di fascinazione o di schiavitù verso un complesso emotivo inconscio . È comunque simbolo di rotondità e di unione. L’anello della nostra storia è d’oro. L’oro, inteso come metallo più prezioso, è sempre stato ascritto nel sistema planetario, al sole, ed è generalmente associato all’incorruttibilità e all’immortalità. È inalterabile: in tempi antichi era riconosciuto come unico metallo inossidabile: quando qualcosa è fatto d’oro si dice che ha una qualità eterna. Il fuso, invece, è un simbolo prettamente femminile: nella Germania medievale si parlava di “parentela del fuso” per designare la famiglia materna. Esso era anche l’emblema di Santa Gertrude, cui si ascrivevano le qualità delle dee-madri precristiane. Da sempre il concetto di filare, diretta conseguenza dell’oggetto-fuso, designa fertilità e sessualità.

Fonti:
-Grimm, Fiabe, Rome, Newton Compton Editori s.r.l., 2010, p. 234
-Perrault Charles, Fiabe, Milano, RCS libri S.p.A., 2000, p. 88
-Steele Flora Annie, Fiabe tradizionali Inglesi, Viterbo, Stampa Alternativa, 2006, p. 163
-Von Franz Marie-Louise, Il Femminile nella Fiaba, Torino, Bollati Boringhieri Editore s.r.l, 1983, p. 46, pp 93-94, pp 136-137, p. 149
-Von Franz Marie-Louise, Le Fiabe del lieto fine, Novara, Red Edizioni, 2004, p. 64
-Von Franz Marie-Louise, Le Fiabe interpretate, Torino, Bollati Boringhieri Editore s.r.l., 1980, pp 73-74 p. 115, p. 175

Simona Friuli

 

 

 

 

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