EROINE LETTERARIE: LE MIE PREFERITE

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Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne

Fight like a Girl
Impetuose, volitive, a volte persino feroci, queste dieci eroine della letteratura ci mostrano la via della lotta armate d’onore, dell’affilata lama dell’intelletto e di quella molto più subdola della scaltrezza. Non tutte le guerre, però, si combattono con spada e coltello, e se Rossella O’Hara riscatta la piantagione di famiglia a colpi di civetteria, Dominique Francon combatte grazie alla dialettica e a una pugnace e pungente sagacia intellettuale che le consente di trionfare. Non si tratta di una classifica, ma di un innocuo elenco particolareggiato. Buona lettura.

1- Brunilde (I Nibelunghi/Canzoniere Eddico)


Brunhilde on Grane leaps, on funeral pyre, Arthur Rackham
Brunhilde on Grane leaps, on funeral pyre, Arthur Rackham

Che sia una valchiria costretta, da Odino, a un sonno infuocato, o la brutale regina che sottopone i suoi pretendenti a prove di forza, che immancabilmente vince privandoli della vita, quello di Brunilde è un personaggio letterario straordinario. Indomita, superba, aggressiva, feroce – indimenticabile la prima notte di nozze in cui, mal tollerando gli approcci di Re Gunther, suo sposo, lo malmena lasciandolo legato al di fuori del talamo – è vittima di un triste destino, aspetto della sua tragedia che ne “I Nibelunghi” resta abissalmente accennato.

Il re stava seduto con la vergine Brunilde.
Essa vide Crimilde (non provò mai più duro affanno)
al fianco di Sigfrido: e pianse tristemente.
Molte lacrime brucianti rigavano le gote luminose”

Innamorata di Sigfrido/Sigurdhr, l’unico uomo che è riuscito a vincerla, viene da lui ingannata e poi rinnegata a favore di Gudhrun.

Spesso vaga intorno colma di livore dentro,
di ghiaccio, di gelo, sera dopo sera,
mentre Gudhrun e lui vanno a letto.
E Sigurdhr l’avvolge nella coperta ,
il re unno carezza la sua sposa.”

Cospirerà contro di lui, allora, riuscendo a farlo uccidere, e la sua implacabile vendetta, perseguita con la stessa ostinazione dell’odiata rivale, sarà un trionfo ben triste, per chi aveva cuore tanto leale.

“Uno ne amai, non altri
animo mutevole non dimorò in questa donna.”

 2- Jane Eyre (Charlotte Bronte, Jane Eyre)

Friz Eichenberg, Jane Eyre
Friz Eichenberg, Jane Eyre

Onestà spirituale, forza, irreprensibilità: non necessariamente si è fieri con spada e arco, né la battaglia è quella che si gioca sul campo di guerra.
Posso vivere da sola, se le circostanze e il rispetto di me stessa lo richiederanno. Non c’è bisogno che io venda l’anima per comprare la felicità. Dentro di me c’è un tesoro che mi manterrà viva anche se tutti i piaceri esteriori dovessero venirmi a mancare o mi venissero offerti a un prezzo troppo alto.”
Jane Eyre, vittima di un’infanzia traumatica, cresciuta tra angherie, soprusi e privazioni, non si fa vincere dai sentimenti, a discapito del suo amore per il contorto Mr. Rochester, e a lui si sottrae, quando il mistero della sua vita passata viene svelato. Quasi-sposa, tradita, certamente amareggiata, vedendo l’oggetto del suo amore vittima dell’inganno e della disonestà, si allontana quando la vicinanza diventa inaccettabile. Una donna d’onore, dall’intelletto vivissimo, dal cuore impetuoso: un’eroina degna dei tempi più antichi, leale, onesta e dalle redini salde. Un’eroina letteraria che stimo e da cui prendo esempio.

3– Dominique Francon (Ayn Rand, La fonte meravigliosa)
Algida, selvaggia come il vento e ribelle come un puledrino selvatico: una donna pugnace, pungente, dall’intelligenza brillante e dall’animo contorto. Sguazza, annoiata, nella mediocrità della società cui appartiene, una società-emblema che la Rand rappresenta standardizzata e standardizzante, sbeffeggiando gli uomini che le si impongono, vergognosi nella loro mediocrità.

Lentamente Dominique cominciò ad abituarsi ad associarsi alla gente. Imparò ad accettare la tortura della compagnia dei suoi simili come una prova d’energia e costanza, spinta solo dalla curiosità di scoprire quanto avrebbe potuto resistere. Frequentava ricevimenti, pranzi, balli, sempre sorridente di un sorriso che le rendeva il viso splendente e gelido, come il sole dietro le nubi in una fredda giornata invernale.”

Ma incontra un Oltreuomo, un uomo che trascende dalle cose banali: Howard Roark, così superiore agli altri da renderli ancor più fasulli e ridicoli, nel loro essere simili e allora, questa donna violenta, cercherà di distruggerlo. Capirla è difficile: per lei Roark è un Dio, l’equivalente umano di quella statua di Helios che in gioventù aveva distrutto, per evitare che fosse ammirata, insozzata da altri – atto che non esclude una pericolosa dose di presunzione.

“<<Avevo comprato una statua di Helios, in Europa, assicurandomela non certo facilmente, perché apparteneva ad un museo. E non era in vendita, come puoi pensare. Ne sono stata innamorata, per un certo periodo.>>
<<Oh, guarda! Mi piacerebbe vedere qualcosa che ti piace. Mostramela, vuoi?>>
<<Ormai è rotta.>>
<<Rotta! Un pezzo da museo! Come è avvenuto?>>
<<L’ho gettata giù… dalla terrazza. E sotto c’è un pavimento di cemento>>
<<Sei pazza! Perché l’hai fatto?>>
<<Perché nessun altro potesse vederla.>>”

Ostacolerà l’uomo che ama – e che la adora – nella sua ascesa perché sa che l’umanità è risibile, e impossibile è pensare di compiere, in suo nome, qualcosa di nobile, di eroico, di utile. Roark deve fallire, come architetto, proprio perché è grande: non lo capirebbero.

<<Caro Ellsworth, penso che l’uomo che ha fatto questo disegno dovrebbe uccidersi. Un uomo capace di creare una cosa tanto armonicamente bella come questo edificio, non dovrebbe permettere che altri la costruisse per sè. Ma invece permetterà che questa casa sia costruita, cosicché le donne stenderanno la biancheria sulle terrazze, gli uomini sputeranno per le scale, e i bambini disegneranno sconcezze sulle pareti. Non avrebbe dovuto offrirla allo sguardo di uomini che non possono comprenderla.>>

4- Crimilde (I Nibelunghi)

Arthur Rackham, The Ring of the Nibelung, Crimilde
Arthur Rackham, The Ring of the Nibelung, Crimilde


Delle due varianti di questo personaggio, che compare sia nella saga dei Nibelunghi che nel Canzoniere Eddico – con il nome di Gudhrun – preferisco nettamente la prima versione.

Perché mi parlate di sposo, carissima madre?
Senza amore di uomo voglio vivere sempre.
Bella voglio restare fino alla mia morte,
perché dall’amore d’un uomo non possa avere a soffrire
”.

Il lettore la conosce così, scostante e dura, quasi profetica nell’asserire che “amore, alla fine, con dolore si paga”: perché, malgrado le premesse iniziali, la bellissima Crimilde si innamorerà di Sigfrido, un semidio, e ne vendicherà la morte sterminando sia la sua famiglia d’adozione, che quella datale dalla sorte attraverso il sangue.

(…)Come si vendicò crudelmente
sui più stretti parenti che l’uccisero un giorno!
Per la morte di lui morirono molti figli di madre.”

Ma il cordoglio per lo sposo perduto non è l’unica cosa a muoverne la vendetta: in questo personaggio femminile ha molto peso la componente sociale e politica. Prima di agire è ben attenta a consolidare la sua posizione di regina degli Unni – seconde nozze con un marito pagano che, però, le consente di aver gran seguito politico-militare – tramite non poche concessioni monetarie. La grandezza di quest’eroina sta nella tenacia con cui pianifica la morte dei propri fratelli, colpevoli di quella dell’amatissimo sposo che mai dimenticherà, e nel saper subordinare a essa tutta la propria esistenza: stratega, fine complottatrice, pervicace vendicatrice e sposa devota. Tutto in un unico personaggio.

5- Buttercup (William Goldman, La Principessa Sposa)
Certamente controversa, la selvaggia, scorbutica e capricciosa principessa, meticolosa tormentatrice dell’uomo che ama, algida vedova, sciocca spergiura, ingenua ed egocentrica al contempo, mi ha conquistata sin dalle prime pagine. Certamente umorale, ma violenta negli affetti, ha l’enorme
merito di aver proferito una delle dichiarazioni d’amore, al femminile, più belle della letteratura.

Ti amo” disse Buttercup. “Lo so che sei sorpreso perché non ho fatto altro che schernirti e umiliarti e coprirti di sarcasmo, ma sono già molte ore che ti amo e
ogni secondo un poco di più. Un’ora fa pensavo di amarti come nessuna donna
ha mai amato un uomo, ma mezz’ora dopo sapevo che quello che avevo provato
prima non era nulla in confronto a quanto provavo poi. Ma dieci minuti più
tardi, ho capito che il mio amore precedente non era che una pozzanghera rispetto
al mare aperto prima della tempesta. I tuoi occhi sono così, lo sapevi? Be’, lo
sono. A quanti minuti fa mi sono fermata? Venti? Ho parlato dei miei sentimenti
di allora? Non importa”. Buttercup non riusciva ancora a guardarlo. Il sole stava
sorgendo alle sue spalle e il caldo sulla schiena le diede coraggio. “Ti amo talmente
di più ora che venti minuti fa da non esserci alcun confronto. Ti amo molto di più
di quando hai aperto la porta del tugurio, non c’è paragone. Nel mio corpo non
c’è spazio che per te. Le mie braccia ti amano, le mie orecchie ti adorano, le mie
ginocchia tremano di cieca affezione. La mia mente ti prega di ordinare per poterti
obbedire. Vuoi che ti segua per il resto dei tuoi giorni? Lo farò. Vuoi che strisci?
Striscerò. Tacerò per te o canterò per te, o se hai fame lascia che ti porti il cibo, e
se hai sete e nulla può spegnerla se non vino d’Arabia, andrò in Arabia anche se
dovessi attraversare il mondo, e porterò una bottiglia per il tuo pranzo. Ogni cosa
che posso fare per te la farò, qualunque cosa che non sappia fare, l’imparerò. So
di non poter competere con la Contessa in abilità, saggezza o fascino, e ho visto
come ti ha guardato. E ho visto come l’hai guardata. Ma ricorda, ti prego, che lei
è vecchia e ha altri interessi, mentre io ho diciassette anni e per me ci sei solo tu.
Carissimo Westley, non ti ho mai chiamato così prima, vero? Westley, Westley,
Westley, Westley… Carissimo West ley, adorato Westley, dolce, perfetto Westley,
dimmi che ho una possibilità di conquistare il tuo amore”. Detto questo, osò
quanto non aveva mai osato: lo guardò dritto negli occhi. –


Molto fa, certo, la straordinaria caratterizzazione dell’autore che, raccontandoci molto di lei, a cominciare dalla sua inclinazione al disordine se non addirittura alla sporcizia – Buttercup odia pettinarsi – la rende uno dei personaggi femminili meglio descritti del panorama letterario mondiale. Buttercup respira: è viva. E come ogni essere umano è tormentata dal rimorso – gli incubi la perseguitano – è vittima dei suoi stessi errori, è incostante, a volte sciocca, altre coraggiosa. Un lavoro magistrale.

6- Medea (Euripide, Medea)

Alfons Mucha, Medee
Alfons Mucha, Medee

È il rilievo storico-letterario – in questo caso addirittura rivoluzionario – a rendere la Medea di Euripide un personaggio puramente eroico. In realtà è il contrasto tra culture diverse, a far da protagonista, in quest’antica tragedia: Medea, principessa-maga della Colchide, aiuta l’eroe Giasone a conquistare il Vello d’Oro, tradendo il padre, la sua famiglia e, soprattutto, la sua cultura – una cultura che ci è raccontata come primitiva, orribile e sinistra. Ma la figlia di Eete, che poi Giasone prende con sé, resta comunque una barbara – termine generico che indicava tutti i non-greci: i popoli che avevano un impianto culturale differente e che parlavano un’altra lingua – e questo innesca il dramma. Perché Medea, la “maga”, va rinnegata: è necessario che Giasone scelga una moglie greca. Così ripudia Medea, che pure gli ha reso salva la vita, e i due figli da lei avuti, per prendere in sposa Glauce, figlia del re di Corinto, garantendosi la successione al trono. Ma Medea giura vendetta e uccide la figlia di Creonte e i suoi stessi figli, pur di colpire l’uomo che l’ha privata del suo amore.

GIASONE: O miei figli diletti.
MEDEA: Alla madre, a te no.
GIASONE: Per questo li hai uccisi?
MEDEA: Per nuocere a te.

Medea è vittima della sua passione, della sua forza intellettuale – e, in tal senso, il personaggio si struttura in due momenti diversi: impeto a cui seguono lucidità e consapevolezza – e, soprattutto, della vendetta che non esita a compiere, per quanto atroce, pur di ferire chi l’ha rinnegata. Ciò che rende grande Medea, uno dei più intensi ed estremi protagonisti del teatro e della letteratura antica, è l’evidente lacerazione emotiva che conduce all’azione – e la modernità della Medea deriva proprio dall’esasperazione del soggettivo. Ma non si tratta solo di questo: la tematica del rapporto uomo/donna è una componente essenziale della tragedia: Giasone è colpevole senza alcun dubbio – accusato da Medea, dal coro, le cui donne si mostrano tutte solidali. Giuridicamente parlando, la donna offesa dall’uomo è protetta dal riconoscimento dei propri diritti sul marito. Per l’epoca, soprattutto, si trattava di una vera e propria rivoluzione.

7– Matilda (Roald Dahl, Matilda)

Matilda, Quentin Blake
Matilda, Quentin Blake


Bambina-genio, vorace mangiatrice di libri, paladina di un modo di vivere denso di significato: alla costante e gioiosa ricerca del sapere – un sapere che salva. Matilda è un precoce genietto assetato di conoscenza, una divoratrice di libri che, cresciuta in una famiglia anaffettiva e culturalmente sottosviluppata, riesce a riscattarsi grazie al potere della lettura. Proprio grazie ai libri Matilda sviluppa un’intelligenza oltreumana di cui è, però, a stento consapevole e che verrà scoperta e messa in risalto dalla fragile Miss Honey; in Matilda, però, c’è anche magia e grazie al suo desiderio di far del bene ecco che aiuterà l’adorata maestra a riappropriarsi della sua vita – aiutando, collateralmente, anche sé stessa. Cosa ci vuol dire, questo romanzo, se non che sono lo story-telling, il conoscere, il leggere a proteggere e salvare dalle brutture del reale? Non tutte le eroine si fanno largo nel mondo a colpi di spada: c’è un tipo di coraggio che riguarda solo la mente.

8- Rossella O’Hara (Margaret Mitchell, Via col vento)

Sono innamorata di quest’indifendibile personaggio letterario sin dalla tenera età di dieci anni. È certamente una donna sbagliata: viziata, capricciosa, fatua, calcolatrice, subdola, quanto volitiva, ostinata e forte. Un personaggio indubbiamente interessante, anche dal punto di vista scrittorio, che attraversa due fasi differenti. La guerra di secessione trasforma una Rossella-civetta e bambina viziata, in donna dura, affarista senza scrupoli, e tiranna: è costretta, infatti, a rimboccarsi le maniche – e non nell’accezione figurata del termine – e a lottare per la sopravvivenza. Certo, poco si può dire a difesa di quella che, innegabilmente, è una calcolatrice priva di scrupoli – disposta a sposare il fidanzato della sorella, pur di salvare la sua piantagione e a commerciare con quel Nord profittatore e ipocrita che era riuscito a vincere la guerra. Il legame che c’è, tuttavia, tra Rossella e Tara, la piantagione di famiglia, è qualcosa di commovente – probabilmente perché posso tracciare un parallelismo tra la sua e la mia terra – una terra per cui lei, ed è fatale se si è nati irlandesi, è disposta a lottare, a morire. Un legame indissolubile che si conserva inalterato, che fa di lei un devoto gigante Anteo. Probabilmente la storia d’amore più bella.
antigone
9– Antigone (Sofocle, Antigone)

Non può esistere la categoria “eroine letterarie” senza l’Antigone – la più grande di ogni tempo. Antigone è votata agli ἄγραπτα, a quelle leggi-non-scritte discendenti dal divino che relativismo etico, né mutamento storico possono insidiare. Sono le leggi del cuore, riassumendo in maniera spiccia, e Antigone va al patibolo per essere stata disobbediente, per aver rinnegato la legge di un essere umano. Dopo la nefasta battaglia tra fratelli, Eteocle e Polinice – fratelli tra loro, fratelli di Antigone e Ismene – alle porte di Tebe, entrambi i contendenti muoiono, ma a Polinice, che aveva lottato da esterno per riconquistare il trono della città, viene negata la sepoltura. Antigone disobbedisce alla legge di Creonte – decreto che viola la pietas universale, e tenta di dare degne esequie al fratello. Un personaggio immortale – fa incursione in opere delle più disparate letterature – e figlio di ogni tempo, simbolo dell’aderenza e della devozione, ogniqualvolta il conflitto fra dovere e ribellione, legge morale, valori assoluti e responsabilità politica divampa con bruciante violenza e attualità.Assurdo e affascinante pensare quanto la cultura greca avesse in sè, così tanto tempo fa, il germe della modernità.

-An: non uno schiavo è morto, ma un fratello.
-Cr: ma devastando questa terra; e l’altro si batteva in sua difesa.
-An: tuttavia l’Ade questi riti brama.
-Cr: ma il buono non è pari al cattivo nell’ottenerli.
-An: chi sa se sottoterra è questa la pietà.
-Cr: il nemico non è mai benvoluto, neppure da morto.
-An: non sono nata per condividere l’odio ma l’amore.
-Cr: e allora se devi amare, va sottoterra e ama quelli di là; a me finché vivo non comanderà una donna.
-Coro: ecco Ismene sulla soglia,
Che lacrime versa per la sorella amata (…).
-Is: ho compiuto il fatto poiché essa lo riconosce: prendo la mia parte nell’accusa e la sopporto.
-An: ma Dike non permetterà quest poiché nè tu volesti né io ti feci partecipare.
-Is: ma nella tua disgrazia non mi vergogno di farmi compagna di viaggio in questa prova.
-An: di chi fu l’opera lo sanno Ade e i morti laggiù:
non ho caro chi ama solo a parole.


 10 – La Sirenetta (Hans Christian Andersen, Fiabe)


Helen Stratton, The Little Mermaid
Helen Stratton, The Little Mermaid

Non sempre chi combatte, seppur duramente, vince: è il caso della piccola Sirena di Andersen. La Sirenetta è sempre stata affascinata dal mondo degli umani, sulla terraferma, e aspetta pazientemente il suo quindicesimo compleanno, quando potrà finalmente affacciarsi fuori dal mare e conoscere, almeno tramite la vista, quella realtà tanto sospirata. Presto giunge il momento fatidico e la giovane sirena, sbirciando fuori dall’acqua, scorge una nave su cui cantano e ballano; nuotando fino all’oblò, sollevata dalle onde, vede un giovane e bellissimo principe. Sarà per lei la rovina: la piccola sirena se ne innamora perdutamente, gli rende salva la vita dopo un violento naufragio, e per lui rinuncia alla sua natura di essere marino – la strega del mare, come tutti sappiamo, le dona un paio di gambe, in cambio della voce. E non si tratta di un sacrificio indolore: ogni passo è, per la Sirenetta, doloroso come la trafittura di molti coltelli; alla fine il principe sposa un’altra donna. La sirena rinuncia alla sua unica possibilità di salvarsi: avrebbe dovuto ucciderlo, infatti, ma tanto grande è il suo amore per lui – e tanto grande la sua bontà – da spingerla a rifiutare e a trasformarsi in spuma. Viene ricompensata con un’anima immortale – questione attorno a cui, in realtà, ruota l’intera fiaba.

“She spoke of the fishtail and asked me if I knew Hans Christian Andersen’s story of the little mermaid who had her fishtail cleft to please her Prince, and became dumb, and was not moreover wanted by him. <<The fishtail was her freedom>> she said <<She felt, with her legs, that she was walking on knives.>>”
(A. S. Byatt, Possession)

Questa frase, riassume perfettamente il senso della storia – e la rinuncia della piccola Sirena che sacrifica con gioia la sua interezza d’essere marino, per compiacere un volubile, ingrato principe che poi l’abbandona. La forza di questo personaggio – una forza-bianca che mi ha sempre commossa – ha poco a che fare con la bellicosità di alcune donne-d’armi: risiede, invece, nella sua abnegazione, nello spirito di sacrificio che la induce a dar via la sua natura, per un modo di vivere che l’ha sempre attirata. Un’eroina letteraria che rischia, che guarda ben oltre i limiti che le sono stati imposti da condizioni di nascita, molto oltre il dolore che affronta quotidianamente, dando prova al lettore della pervicacia dei suoi sentimenti. La Sirenetta non ha mai avuto paura: è dotata di una forza d’animo, di una devozione alle leggi del proprio cuore, che mi ha sempre ricordato le martiri cristiane, le eroine letterarie dei tempi antichi, che vivevano con onore.

Simona Friuli

Fonti:
-Euripide, Medea, Milano, RCS Libri S.p.A, 1997, p. 23, pp 47-48
-ilpiccolo.geolocal.it 2015/13/20 “il mito di Antigone” (ultima consultazione: 23\11\16)

 

 


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