Tamara de Lempicka e Gabriele D’Annunzio

Tamara de Lempicka e Gabriele D’Annunzio – dal diario di Aélis Mazoyer

-TITOLO: Tamara de Lempicka e Gabriele D’Annunzio – nel diario di Aélis Mazoyer
-CURATORE: a Cura di Piero Chiara e Federico Roncoroni, con uno scritto di Annamaria Andreoli
-EDITORE: SE
-COLLANA: ES, Biblioteca dell’Eros
-TRADUZIONE: Piero Chiara, Federico Roncoroni
-ANNO EDIZIONE: 2006
-PAGINE: 86

Stanare la bestia
Ho scovato la bestiola, un seducente volumetto longilineo, bianco, nero, nei loculari recessi della magnifica Libreria Chiari, di Firenze. Sonnecchiava assieme ai suoi fratellini di collana “Ars amandi” – ES, Biblioteca dell’Eros – in un’arcata che, soprelevata, dice qualcosa riguardo l’intelligente sfruttamento degli spazi nelle librerie labirintiche. Fu subito mio; probabilmente catturata dall’espressione troublante della Polonnaise – e dal promettente diguazzo nelle torbide sessualità di due artisti universalmente noti. Dal diario di Aélis Mazoyer: apro la bestia.

Aprire la bestia
11 gennaio 1927: Tamara de Lempicka giunge in treno a Desenzano. Gabriele d’Annunzio la sta aspettando. L’ha fatta attendere qualche giorno a Milano perché al Vittoriale era ospite la moglie, Maria di Gallese. Sappiamo che la pittrice già affermata e il Vate si erano incontrati in precedenza: la Polacca – così verrà nominata spregiativamente dalla Mazoyer, comprimaria e ombra di D’Annunzio – era già stata una volta al Vittoriale. Uno scambio epistolare di cui restano poche tracce, sentito da parte di Tamara, finto ed esasperato da parte D’Annunzio che era scaltro affabulatore, precede il secondo incontro – cronaca di una mancata seduzione – che conosciamo grazie al resoconto di Aélis Mazoyer.
Procedo frugando nella bestia.
Era, la Mazoyer, una francese raffinata e frigida – malgrado s’adoperasse a compiacere sessualmente, in assenza di carne fresca, un D’Annunzio bisognoso di manutenzione costante – che entrò a servizio del Vate nel 1911 rimanendo al suo fianco fino alla morte: partner in crime, amante di riserva, ombra, fiduciaria. Il mondo del Vittoriale, è il boccaccesco regno erotico di D’Annunzio che, eleggendosi a mito, vantava copule forsennate e pittoresche riguardo cui, da vero gentiluomo, non fu mai reticente. Un vasto assortimento di donne-amanti pronte ad assecondarlo e riverirlo, intercambiabili ma necessarie: le api regine sono la moglie, con cui mantiene rapporti amichevoli malgrado il naufragio del matrimonio, e Luisa Baccara che ha catechizzato – cito Annamaria Andreoli – all’harem di Gardone, di cui Aélis diresse lo straordinario flusso turistico. “Principesse o prostitute, giovanissime o in declino, vecchie fiamme, attricette arrampicatrici, artiste già celebri, o anche donne libere desiderose di sperimentare un amante leggendario. (…) Chi taglierà il traguardo non dovrà mancare di compiacere l’ospite che non lesina certo regali”. Questa la fiera della carne che contraddistinse il Vittoriale: Tamara De Lempicka avrebbe dovuto essere l’ennesimo capo di bestiame – costituiva una preda appetitosa per il Vate – se non fosse che, per civetteria, per capriccio, per un sentimento autentico o per orgoglio non ci è dato sapere, mai si arrese agli ostinati assalti di D’Annunzio. La cronaca piccante e divertita della Mazoyer che seguì la Polacca sin dal suo ingresso al Vittoriale, svela un D’Annunzio viziato e ipocrita che odiò Tamara de Lempicka per la sua ritrosia. La francese parteggiò per il Vate: non l’ha mai visto fallire e non accetta che una donna non venga, da lui giustiziata. Tamara delenda est. L’episodio, che si conclude con la disfatta dell’artistissimo, è disgustante – D’Annunzio ricorre alla cocaina per indurre la pittrice a cedergli, ergendosi a emblema di una virilità molesta, subdola, nauseante – ma divertente. Tamara de Lempicka fu messa alla porta – quando, trent’anni dopo, le venne chiesto conto del suo rifiuto dirà che l’uomo, falso nelle sue profferte d’amore, non aveva manifestato interesse per la sua arte – ma non prima di aver ripetutamente umiliato il Vate che, nel frattempo, la sbeffeggia a sua insaputa innanzi alle schiavette della sua voluttà.
Era petulante e capricciosa e vuole suscitare in lui una grande passione (povera stupida!)”
Velatamente naïf – e chi può dire con quanta consapevolezza: Tamara non era certamente una sprovveduta! – la bella Polacca diede a D’Annunzio della meretrice di strada, adducendo a motivo dei suoi continui rifiuti, oltre al terrore di restare incinta, la paura della sifilide.
«Lei mi capisce» gli aveva detto «Ho un marito giovane e non vorrei portargli un simile regalo. Lei ha sempre una tale quantità di donne che mi domando se sia possibile fidarsi». D’annunzio non reagisce bene e si sfoga con Aélis: «(…) Che una donna si permetta di dirmi una cosa simile! Non posso ancora crederlo.» Un godibile smacco per un castigatore impunito, ma c’è di meglio: il rifiuto definitivo. Adducendo a pretesto il non voler ricadere nel vizio, Tamara De Lempicka ricusa la cocaina e, innanzi al corpo nudo del Vate spogliatosi per “farle ammirare la bellezza del suo corpo” – dapprima distoglie lo sguardo dicendo di avere orrore per la pornografia e poi, alludendo al ritratto che lui le aveva richiesto – assunto a motivo del suo invito – allude velatamente a una possibile avidità di D’Annunzio.
«Mi ha detto che forse evitavo di farne cenno perché non conoscevo i suoi prezzi.»

Sull’Editore
La casa editrice SE viene fondata nel 1985, su iniziativa di un gruppo di “veterani” dell’editoria. L’idea di fondo che ha motivato la creazione di un nuovo progetto editoriale, è stata da subito quella di mettere nuovamente a disposizione dei lettori testi considerati pressoché fondamentali, ma lasciati cadere nell’oblio dalla grande editoria generalista. Così il catalogo SE si impreziosisce di testi di filosofia, critica d’arte, critica letteraria e sociologia; nonché di classici della letteratura, rivisitati graficamente. Le collane riflettono questa impostazione: da segnalare, tra le più significative, “Piccola Enciclopedia”; “Testi e Documenti”, di saggistica, prosa e poesia d’autore; “Conoscenza religiosa”, in cui appaiono opere ispirate ad ogni credo; e infine “Assonanze”, collana in cui ai nomi di romanzieri e poeti famosi si accostano quelli di traduttori che sono essi stessi romanzieri o poeti.

Simona Friuli

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